Recensione de “L’abominevole diritto, Gay e Lesbiche, Giudici e Legislatori”

Questo post è dedicato al libro di Matteo M. Winkler e Gabriele Strazio dal titolo L’abominevole diritto. Gay e Lesbiche, Giudici e Legislatori, con prefazione di Stefano Rodotà, edito da “Il Saggiatore”.  La recensione con il commento risale al 2011 ed è presa dall’altro mio blog: unarabafenice.blogspot.de 

Questo libro è come scrive Rodotà importante, perché non parla solo di omosessualità, quanto piuttosto, di “eguaglianza“. La questione dell’omosessualità in una prospettiva che tratta di eguaglianza, comporta un incontro di punti di vista differenti: è una questione filosofica, ma anche giuridica. È una questione storica, ma anche politica. È anche una questione sociologica.

Il libro tratta della questione omosessuale (e più in generale delle questioni di genere e di orientamento sessuale) in modo originale, perché coniuga l’aspetto giuridico (con riferimenti normativi e giurisprudenziali) agli aspetti storico-culturali e socio-politici, attraverso esempi concreti e confronti internazionali.

Un testo piacevole da leggere, perché scritto bene. Non appesantito dai riferimenti legislativi né tantomeno da un linguaggio eccessivamente specialistico. Un libro che tratta di un argomento importante e attuale, con serietà, ma con un linguaggio accessibile anche ad un pubblico di “non addetti ai lavori”.  Una risorsa anche per i politici, che avrebbero bisogno di “farsi un’idea” più vicina alla realtà dell’argomento, visto che spesso parlano a sproposito e senza alcuna base scientifica (ma nemmeno con un minimo sindacale di buon senso). Ma veniamo alla sostanza del libro.

Nei capitoli dedicati agli aspetti più storico-culturali,  e sociali, gli autori citano uno dei pochi studi sociologici sull’omosessualità (cfr. Omosessuali moderni, Barbagli e Colombo, 2007) per descrivere uno scenario in trasformazione. Ciò che mi pare importante osservare è l’aspetto “mutevole” e quindi non “immutabile” della sessualità. Malgrado ciò è necessario in un certo senso definire se l’orientamento sessuale è o no un dato di fatto, per evitare che si facciano avanti quelle posizioni che gli autori definiscono “volontaristiche” ossia che vedono l’orientamento sessuale come il risultato di una scelta, dalla quale è possibile tornare indietro (con il rischio delle teorie riparative à la Nicolosi). Dal punto di vista sociologico appare dunque interessante il modo in cui gli autori affrontano questo aspetto, non privo di ambiguità, lasciando una porta aperta al dibattito, anche perché una risposta attualmente non c’è, o per lo meno non ce ne è una che metta d’accordo tutti, anche se prevale la visione dell’OMS che definisce l’orientamento sessuale come una variante naturale della personalità. 

Gli autori evidenziano allora un altro aspetto che reputo molto importante: la questione della visibilità (coming out) che comporta non solo la comunicazione all’esterno della propria condizione, ma anche un processo di adattamento e di apprendimento rispetto alla propria situazione: un momento di presa di coscienza di sé, e dunque un processo che attiene alla costruzione della propria identità e personalità.

I riferimenti che gli autori propongono (per lo più interpretazioni di sentenze, articoli, leggi) mettono in luce come i giudici abbiano nel tempo mutato la loro idea, proponendo interpretazioni differenti in base al momento storico, ma evidenziando come, sia nei regimi più “tolleranti” tanto quanto in quelli più “repressivi” esistano forme striscianti, tacite, di discriminazione.

L’analisi che viene proposta dagli autori è efficace, precisa e convincente perché mette in evidenza l’intreccio che c’è tra riconoscimento da parte della società, tutela dello Stato e presa di coscienza della propria condizione. In poche parole, gli autori evidenziano come gli interventi legislativi non possano essere limitati alla tutela delle persone omosessuali dagli atti di violenza e di discriminazione diretta (per esempio, il fatto che siano riconosciute aggravanti per reati comuni che hanno come giustificazione primaria il fatto che la vittima sia omosessuale, piuttosto che transessuale e così via). Ma, come sia importante anche la tutela delle discriminazioni e della violenza indiretta e tacita: la norma sociale del puoi fare ciò che vuoi, basta che non lo manifesti in pubblico, è una palese violazione della libertà individuale, della libertà di esprimersi, della libertà di essere ciò che si è. È in sostanza una terribile violazione dei diritti umani. Una nazione democratica, come è (dovrebbe essere) l’Italia non può (come spiega anche Rodotà nella prefazione) ignorare questa classe di persone, questo insieme sì minoritario, ma comunque titolare di diritti. Non è sufficiente che lo Stato intervenga quando si manifesta un reato (cfr. caso Shepard), per esempio quando un individuo è soggetto a violenza fisica per il suo essere omosessuale, ma deve fare in modo che alle persone omosessuali venga permesso di vivere la propria vita esattamente come accade agli altri individui con orientamento sessuale “eterosessuale”.

Gli interventi ad hoc, come le azioni positive (utilizzate anche per le donne) non servono per creare “norme per gli omosessuali” e dunque una sorta di ombrello che li possa favorire sempre e comunque, ma delle iniziative capaci di mettere le persone omosessuali (ma anche transessuali) nella condizione di godere delle stesse opportunità degli altri. La metafora che mi viene in mente è quella dello sgabello: gli individui eterosessuali, hanno delle garanzie e delle opportunità, gli individui omosessuali hanno degli svantaggi oggettivi che possono impedire loro di godere delle stesse opportunità degli altri. Se l’obiettivo è toccare il soffitto, gli eterosessuali stanno con i piedi sopra uno sgabello (i diritti) e possono toccare il soffito agilmente; gli omosessuali sono a terra, sul pavimento (a volte anche sdraiati e ben schiacciati), quindi non riusciranno mai a toccare quel soffitto.  Le iniziative che servono a tutelare questa minoranza, sia nelle manifestazioni esplicite che in quelle implicite, hanno il ruolo di sostegno: sono uno sgabello, su cui gli omosessuali possono stare al fine di essere al pari degli altri individui eterosessuali, di concorrere in modo paritario al raggiungimento dei propri obiettivi, per esempio toccare quel soffitto. Se gli sgabelli ci sono per tutti, da quella condizione base eguale, poi saranno le capacità dei singoli a permettere o no, di raggiungere l’obiettivo, ma se ci sono impedimenti che non dipendono il soggetto, ma sono causati dall’esterno con l’esplicito (o implicito) obiettivo di penalizzare e ostacolare questi individui, allora lo Stato ha il dovere di intervenire. Inoltre come osservano gli autori, la nostra Costituzione indica dei principi generali importanti, che nei fatti vengono disattesi o aggirati.

Il libro affronta il rapporto tra giurisprudenza (nazionale e internazionale) e condizione omosessuale, attraverso esempi concreti e casi storici. Tratta inoltre di questioni molto attuali quali il matrimonio tra persone dello stesso sesso, adozione e omogenitorialità. Questioni importanti e su cui si ragiona poco, specialmente per la reticenza e l’omertà che contraddistingue anche il mondo accademico (gli stessi Barbagli e Colombo, lo mettono in evidenza).

Il libro è secondo me un’opportunità per avvicinarsi ad un tema delicato, e poco trattato. Un linguaggio comprensibile, ma non semplicistico, riferimenti importanti a norme nazionali e internazionali, analisi di casi concreti e di sentenze, una contestualizzazione storica e sociale precisa e un’analisi critica efficace. Un libro che consiglio di leggere!

Fig.1. La teoria dello sgabello! 

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SCHEDA LIBRO
Gabriele Strazio e Matteo M. Winkler,
L’abominevole diritto. Gay e Lesbiche, Giudici e Legislatori
pp: 320
Il Saggiatore,
costo: 17,5 euro (variabile)

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