Alcune riflessioni sul concetto di famiglia

Introduzione

La famiglia è un concetto molto utilizzato nel dibattito politico e mediatico italiano. Si leggono proclami a favore della “famiglia tradizionale” e s’ipotizzano derive distruttive in caso di “cambiamenti” nel modo di intendere e definire la “famiglia”.

Ma che cosa è la “famiglia”? In questo breve contributo presenterò una riflessione teorica introduttiva sul concetto di “famiglia”. La domanda che mi pongo è “ha o meno senso parlare oggi di famiglia tradizionale?” e “che cosa è veramente la famiglia tradizionale?”.

1 Che cosa è la famiglia?

Scrive Barbagli (1993) che non c’è accordo tra gli studiosi su come definire la “famiglia” perché gli studi antropologici e sociologici hanno messo in evidenza una grande varietà di “forme” di famiglia. Secondo Murdock (1949) la famiglia è «un gruppo sociale caratterizzato dalla residenza comune, dalla cooperazione economica e dalla riproduzione” la quale “comprende adulti di tutti e due i sessi, almeno due dei quali mantengono una relazione sessuale socialmente approvata, e uno o più figli, propri o adottati, degli adulti che coabitano sessualmente».

L’idea dominante di famiglia, fino a qualche anno fa, si basava su queste caratteristiche:

a) la presenza di due individui di sesso opposto che condividono una relazione sessuale (obbligatoria e socialmente accettata) e affettiva (non vincolante), b) la coabitazione, c) l’orientamento alla procreazione, d) la monogamia, ossia un vincolo di esclusività. Questi elementi definiscono la “famiglia tradizionale”, anche se questa idea è molto recente (Pocar e Ronfani, 2008). Questa famiglia è un modello prettamente occidentale, che si è originato non più  tardi del secolo passato, infatti, Peter Laslett (1972) ha individuato forme plurime di famiglia (tab.1).

Tab.1. forme di famiglia

  descrizione
nucleare una sola unità coniugale
estesa una sola unità coniugale,  ma più parenti che coabitano
solitaria solo un individuo
multipla più unità coniugali
senza struttura convivenza tra adulti senza vincoli coniugali

Fonte: Laslett, (1972)

 Ci sono altre declinazioni di famiglia: quella “monogama”, quella “poliginica”, ossia caratterizzata da relazioni differenziate affettive e sessuali (per esempio nella cultura islamica), quella “poliadrica”, quando non vi è una distinzione tra genitore naturale e gli altri uomini appartenenti al gruppo parentale e vi è una sola madre, “poliginatrica” quando vi sono più madri e più padri che convivono, “monogenitoriale” caratterizzata da un solo genitore.

Questa breve rassegna, per niente esaustiva, offre una prima idea di quanto sia articolato il discorso attorno al concetto di famiglia e, per usare un’affermazione di Chiara Saraceno, di come essa sia «il luogo dell’invenzione sociale per eccellenza». Ha dunque senso parlare di “famiglia”, o non sarebbe più corretto parlare di “famiglie”?

2. La famiglia come prodotto storico  

Se si guarda alla situazione italiana, l’idea di famiglia predominante è quella “monogama” e “nucleare”, aggiungendo come caratteristica peculiare l’ufficializzazione per mezzo del “matrimonio” un concetto anch’esso risultato dell’ingegno umano, perché come scrive Barbagli (1993) nel passato questa parola non esisteva, “l’unione dell’uomo e della donna non ha nome”. Sulla base di queste osservazioni è difficile definire  come “tradizionale” e “naturale” la famiglia, perché si è visto essere declinabile in svariati modi. Se si guarda all’esperienza di altri paesi e di altre culture, si osserva che la tipologia di famiglia qua presentata è la più nuova e la meno diffusa. Su 862 casi analizzati da Murdock (1967), il legame monogamico rappresentava un 15% e il legame poliginico l’82%.

La famiglia è un prodotto storicamente e culturalmente determinato, cambia nel tempo e nello spazio nelle sue caratteristiche, funzioni, scopi e forme (Saraceno, 2012). Nella rappresentazione mediatica e politica italiana (in cui si sottende anche quella religiosa) la famiglia tradizionale sarebbe da tutelare perché in «crisi profonda». Tale indebolimento è da rintracciare nell’avanzare di nuove forme di famiglia che, se tutelate giuridicamente possono indebolire e colpire in senso negativo l’istituto del matrimonio e dunque la base dell’idea di famiglia “tradizionale”. Eppure, la tutela giuridica alle nuove forme di famiglia realizzata in Spagna, Svezia, Norvegia, Belgio, Olanda prima, e ora da Francia e USA, non ha pesato negativamente sulle unioni eterosessuali e da questa “estensione” di tutele, non è venuto meno l’istituto del “matrimonio”. Non si tratta di un processo di “sostituzione” di un modello con un altro, bensì dell’estensione delle caratteristiche di quello che già esiste verso nuovi soggetti e nuove realtà relazionali.

Esiste una relazione provata tra calo di fertilità e nuzialità ed estensione delle tutele alle coppie omosessuali? Nei Paesi dove vige da tempo una regolamentazione delle coppie omosessuali, i tassi di fertilità e nuzialità sono rimasti invariati o sono leggermente aumentati (Quadrelli, 2012).

3. Le famiglie omogenitoriali e l’affermazione dei diritti

Le società mutano, e con esse i sistemi valoriali. Si è visto essere così in Francia e in Gran Bretagna, e lo si è visto con la storica decisione della Corte Suprema Statunitense di dichiarare incostituzionale il DOMA. La collettività ha già mutato il proprio orientamento rispetto al tema dell’omosessualità, come dimostrato dall’indagine Istat (2012) e dallo studio del PewResearch Center (2013) negli USA. Manca la presa di coscienza da parte della Politica.

In Italia sono stati individuati dall’indagine ISTAT[1] (2012) almeno un milioni di persone che si è dichiarato omosessuale o bisessuale (la stima quindi è maggiore). Altri 2 milioni hanno dichiarato di aver sperimentato sentimenti o innamoramento per persone dello stesso sesso. Una recente indagine Arcigay (2005) ha individuato almeno  100.000 i figli di omosessuali[2]. Negli ultimi anni è aumentato anche il numero di famiglie iscritte all’associazione famigliearcobaleno[3] , sono circa 400 mentre nel 2005 erano 75. 

Se osserviamo i dati disponibili (pochi) su questo fenomeno, appare evidente che quello su cui stiamo dibattendo in queste pagine e quello che interessa il dibattito pubblico (politico e religioso) non è più un “se” o una “ipotesi”, bensì un “fatto”.  Le persone omosessuali in Europa hanno ormai trovato una tutela giuridica, sia nel matrimonio sia nell’adozione (fig.1). L’Italia, invece, è ancora in balia di tradizionalismi e discussioni astratte, mentre una crescente fetta di popolazione si vede precluso l’accesso ad alcuni diritti fondamentali riconosciuti sia dalla Costituzione, sia dalla Carta dei diritti dell’Unione Europea. La questione delle tutele alle persone omosessuali è ormai una questione non più derubricabile, occorre che in uno stato di diritto vengano riconosciute le garanzie costituzionali a tutti i cittadini.

 Fig.1. L’adozione per coppie omosessuali in Europa

mappa


Fonte: Ilga, 2013 (il colore viola indica adozione legale, il viola chiaro indica adozione consentita solo del figlio del partner legale).

 

 

 

[1] http://www.istat.it/it/files/2012/05/report-omofobia_6giugno.pdf

[3] http://www.famigliearcobaleno.org/

Riferimenti

Barbagli M., (1993) Famiglia, in Enciclopedia delle Scienze Sociali, Treccani

Istat (2012) La popolazione omosessuale nella società italiana

Pew Research Center, Growing Support for Gay Marriage: Changed Minds and Changing Demographics, Washington, 23 marzo 2013.

Quadrelli F., “La società che cambia (forse): gli italiani e l’omosessualità” , Neodemos, 07/11/2012.

Laslett, P. (a cura di) (1972), Household and family in past time, Cambridge

Murdock, G., (1949) Social structure, New York 1949 (tr. it.: La struttura sociale, Milano, 1949).

Saraceno C., (2012), Coppie e famiglie. Non è questione di natura, Feltrinelli, Milano.

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