Analisi e commenti sull’esito delle elezioni tedesche 2013

L’esito delle elezioni tedesche 2013, Angela Merkel è la nuova lady di ferro

L’esito di queste elezioni tedesche 2013 ha sorpreso tutti. I sondaggi presentati negli ultimi mesi davano la CDU/CSU in forte vantaggio rispetto agli altri principali concorrenti. A fine agosto, l’alleanza CDU/CSU (definita anche Unione) era data al 39% dei consensi, mentre la SPD di Steinrbück tra il 25 e il 29%. I sondaggi erano molto ottimisti soprattutto nei confronti dei Verdi, dati tra il 9 e il 12% e i Die Linke tra l’8 e il 11% (Der Spiegel Politik, 2013). Poco lungimiranti, invece, per quanto riguardava la FDP, data tra il 5-7% dei consensi degli elettori tedeschi e che invece ha totalizzato un misero 4,8%, non raggiungendo la soglia del 5% richiesta per accedere al Bundestag.

I sondaggi hanno sbagliato, nel caso dell’Unione, per difetto. L’alleanza cristiano-democratica, che ha sostenuto il terzo mandato della Cancelliera, ha totalizzato da sola il 41,5%% dei consensi ottenendo 311 seggi su 630. La Infratest Dimap è stata l’agenzia di sondaggi che ha fotografato meglio la situazione che poi si sarebbe realmente concretizzata, anche se aveva dato la SPD al di sotto di quanto poi effettivamente realizzato.

Tra ieri e oggi

Angela Merkel trionfa e per la prima volta nella storia tedesca, una donna riveste il ruolo di cancelliera per tre mandati consecutivi. Solo la famigerata “Iron Lady”, Margaret Thatcher, riuscì in tale impresa, in Gran Bretagna, governando 11 anni consecutivi, tra il 1979 e il 1990, periodo noto come “era thatcheriana” (Magazzino, 2010).

Angela Merkel sembra inarrestabile. Dal momento della sua candidatura ad oggi, il percorso della cancelliera è costellato di successi e di vittorie, una più grande dell’altra. Nel 1990, a seguito della riunificazione della Germania, Helmut Kohl vince le elezioni con il 43,8% dei consensi, e viene riconfermato nel 1994 con il 41%, anche se, a seguito della crisi economica della ex DDR e l’aumento delle tasse nella ex Germania Ovest, il suo elettorato si ridimensiona. Nel 1998, la CDU perde le elezioni contro la SPD di Gerhard Schröder, che ottiene il 40,9% dei consensi, mentre la CDU “crolla” al 35%. La situazione però torna a riequilibrarsi nelle elezione del 2002, quando CDU e SPD ottengono un 38,5%  ciascuno: è l’epoca della Grosse Koalition, che si ripresenterà nel 2005 con la neo designata Cancelliera Angela Merkel (Grafico.1.1.).

Grafico.1.1.Percorsi di voto ,CDU e SPD in serie storica

Grafico 1

Fonte: Infratest Dimap, 2013, (Bundeswahl 2013)

Nel frattempo i partiti minori hanno raggiunto proporzioni sempre più importanti, come la FDP, i Verdi e i Die Linke, che aumentano considerevolmente il loro consenso nella popolazione a scapito dei partiti maggiori, CDU/CSU e SPD. Questo almeno fino al 2013 (Grafico.1.2).

Grafico.1.2. Percorsi di voto dei principali partiti minori, in serie storica

Grafico 2

Fonte: Infratest Dimap, 2013 (Bundeswahl 2013)

La CDU/CSU guidata da Angela Merkel ritorna ai fasti del secolo scorso, quando rappresentava senza dubbio il partito più importante e forte della compagine politica della Germania.

In queste ultime ore, i commentatori tedeschi e internazionali, hanno azzardato paragoni un po’ troppo forti con Konrad Adenauer, fondatore della CDU nel dopoguerra e cancelliere della Germania dell’Ovest dal 1949 al 1963. Adenauer aveva governato con un consenso superiore al 45% ad ogni mandato, e con un risultato mai più raggiunto prima e nemmeno poi, nelle elezioni del 1957, quando ottenne il 50,1% delle preferenze (der Spieger Politik, 2013).

Grafico.1.3. Merkel-Adenauer-Kohl, un confronto su tre mandati

Grafico 3

Fonte: elaborazione mia su dati Infratest Dimap (2013) e Der Spiegel Politik (2013).

Adenauer prese un Paese distrutto dalla guerra e oggetto della rabbia del mondo, e con il partito fondato riuscì a restare al potere per 14 anni consecutivi, mantenendo un livello di consenso molto alto. Proprio al suo terzo mandato il picco, con il 50% delle preferenze ottenute. Negli anni ottanta, Kohl vive una parabola discendente, eredita un partito forte, che tra il 1965 e il 1980 ha sempre la maggioranza delle preferenze, ma che sta all’opposizione a seguito della rottura dell’alleanza con la FDP, che in quegli anni appoggia i governi Willy Brandt e Helmut Schimdt. Angela Merkel, raccoglie quindi un partito fortemente ridimensionato nei consensi, sia rispetto all’epoca pre-unificazione sia post. Ma il percorso intrapreso dalla cancelliera, come si evince dal grafico, è un crescendo di consenso.

La partecipazione della popolazione tedesca.

I dati resi noti dagli istituti di ricerca e di sondaggi, tra cui la Infratest Dimap (2013) indicano che nel 2013 i tedeschi continuano a non partecipare al “rito della democrazia”. A poco è servito l’invito di Joachim Gauck, Presidente della Repubblica federale tedesca, a partecipare al voto. Il numero di aventi diritto al voto era di 61.903.903 di tedeschi. Hanno partecipato 44.289.652 (71,%%), mentre il 28,5% ha rinunciato al proprio diritto di voto. Anche questo è un elemento di forte distanza rispetto all’epoca Adenauer e Brandt, quando la partecipazione era ampiamente superiore all’85%. Erano pochi coloro che non votavano, certo, erano tempi diversi e l’idea di partecipazione era fortemente connessa alle contrapposizioni ideologiche della guerra fredda. Tuttavia, la partecipazione è diminuita nel periodo post-unificazione in modo consistente.

Grafico.1.4. La partecipazione al voto dei tedeschi, serie storica.

Grafico 4

Fonte: elaborazione mia dati Infratest Dipam, 2013 e Der Spiegel Politik (2013)

Il calo della partecipazione da parte del popolo tedesco è in linea con l’idea della democrazia in crisi (Quadrelli, 2013). In tutte le vecchie democrazie occidentali, il calo della partecipazione al voto è un dato di fatto (Merkel, 2013) e si giustifica con le trasformazioni sociali e culturali, ma anche con un progressivo distacco dei cittadini dalla sfera pubblica. La democrazia si è trasformata (Crouch, 2003) ed oggi assistiamo più al sorgere di una politica dell’immediato e del breve periodo (problemi da risolvere qui ed ora) piuttosto che ad una politica del futuro, capace di proporre visioni e orizzonti di medio-lungo termine, che abbia a cuore il destino delle generazioni future.

Inoltre, sempre come suggerito da Crouch, si sono rafforzate le leadership e dunque la politica si è andata sovrapponendo al un culto della persona: Berlusconi in Italia, Merkel in Germania, Obama negli USA, Putin in Russia. Non è più l’apparato partitico e le idee, se vogliamo, a muovere i cittadini alla scelta, bensì il carisma o l’affidabilità di quel dato politico. E spesso tale scelta prescinde da fatti importantissimi come la verità e la concretezza delle promesse.

Merkel-4-ever, gli alleati no.

in Germania ha vinto Angela Merkel in quanto Angela Merkel. Sembra che a convincere i tedeschi sia stato l’approccio pacato della cancelliera. Una donna mite, che, proprio secondo i propri avversarsi (e da oggi forse anche dai propri ex alleati) sembra camminare senza muoversi, galleggia quasi assecondando le correnti, e non agisce se non vi è costretta. E quando lo fa, riesce sempre a rimanere al di sopra dei contenziosi, e a farne le spese sono gli alleati.

In base all’analisi dei flussi di voto, si può osservare come la CDU sia stata capace di drenare consenso principalmente dal proprio alleato storico, la FDP, il partito liberale, riducendolo quasi al lumicino (Figura 1.1.). Alcuni commentatori, infatti, hanno fatto notare come il tocco di Angie sia “mortale” (Casertano, 2013), per chi le sta vicino: prima era capitato ad alcuni esponenti interni della CDU, durante la battaglia per la segreteria, poi alla SPD che nel periodo della Grosse Koalition ha perso consenso nel proprio elettorato, che si era spinto verso i Die Linke, ed oggi tocca in modo plateale proprio al grande alleato, la FDP, che viene addirittura esclusa dal Bundestag, cosa mai capitata dal 1949 ad oggi.

Figura 1.1. La CDU drena consensi dalla FDP

La tendenza che sembra consolidarsi, almeno sulla base di queste elezioni tedesche, è che a fronte di una comunque scarsa partecipazione (seppur in aumento leggermente rispetto al passato recente) tornano ad attirare consenso i partiti più grandi, a discapito dei più piccoli (Grafico.1.5.)

Grafico.1.5. Vincitori e sconfitti

Grafico 5

Fonte: Infratest Dimap, 2013 in Der Spiegel Politik (2013)

In base agli ultimi calcoli, il partito guidato da Angela Merkel ha ottenuto da sola 311 seggi su 630, la SPD ottiene 192, i Grüne 63 seggi e i Die Linke 64, diventando il terzo partito del Bundestag. La Maggioranza è fissata a 316 seggi, dunque Merkel dovrà fare un’alleanza con uno degli altri tre partiti, per poter realizzare un governo.

Conclusioni

Angela Merkel vince perché la sua persona ha convinto più elettori. In effetti, in molti dicono: perchè cambiare? La CDU ha governato bene, o come poteva, una situazione drammatica come la crisi economica che dal 2008 ha colpito l’Europa, tenendo la Germania a galla. La prima potenza economica e industriale d’Europa continua ad essere tale, anche in tempi di crisi. Sembrano meno felici i Paesi del mediterraneo, in prima fila Spanga e Grecia, ma anche l’Italia dovrà rivedere i propri progetti. Con Angela Merkel nuovamente al potere e con una maggioranza molto più solida e compatta (dato che la FDP è fuori dai giochi), il rischio, secondo alcuni, è un ritorno all’austerità e alle “punizioni” per i Paesi poco virtuosi. La vittoria di Angela Merkel avrà importanti effetti anche altrove, in Italia Berlusconi dovrà rivedere il proprio approccio demagogico contro la “cattiva Germania”, perché questa è ancora più potente e influente. Anche rispetto alla propaganda e alle modalità con cui si sono svolte le elezioni, l’Italia dovrebbe ripensare se stessa e soprattutto la propria idea di politica. Nel frattempo, Angie, come viene chiamata dai propri sostenitori, avrà diverse opzioni da considerare: un’alleanza con i Die Linke è esclusa a priori, probabili le alleanze o con i Verdi o con l’SPD.

Un’ultima nota è da dedicare all’unico partito di opposizione che avrebbe potuto gioire, ossia la AfD, che non entra in Parlamento per un solo 0.1 fermandosi al 4,9%. Il partito euro-scettico e vicino alla destra avrebbe creato delle grane ad Angie, ma sembra che la sorte abbia giocato ancora di più a suo favore.

Bibliografia e riferimenti

Casertano S., Merkel vince le elezioni che cancellano i suoi alleati, in Linkiesta.it 2013

Colin Crouch, Postdemocrazia, Laterza, Roma-Bari, 2003,

Der Spiegel Politik, 2013.

Die Welt, 2013.

Magazzino C., (2010), La politica economica di Margaret Thatcher, FrancoAngeli, Milano,

Merkel W., Gibt es eine Krise der Demokratie?, in WZB, 03/2013.

Quadrelli F., Articoli e commenti su “FORMICHE.NET”, 2013

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...