Una riflessione sulle varie anime della “rete”

La caratteristica principale del mondo contemporaneo è l’interconnessione tra vari attori sociali, siano essi individui, gruppi, istituzioni politiche, economiche o sociali. Un’interconnessione multidimensionale, che sfrutta internet come veicolo di scambio d’informazioni, notizie, idee e speranze. Nel socio-cyberspace (Quadrelli, 2012) gli individui possono fare acquisti e/o vendite (dimensione economica), possono conoscere persone per scopi amichevoli, amorosi, sessuali (dimensione socio-affettiva), possono scambiare idee politiche, sulle elezioni, sui candidati, sugli avversari, sulle situazioni in luoghi lontani e piegati dalle guerre e dalle violenze (dimensione socio-politica), insomma, sembra possano fare qualunque cosa. E naturalmente con estrema facilità, velocità ed economicità: basta un click!

Il mondo è, per usare le parole di Zygmunt Bauman (2010), una “fitta rete d’interconnessioni globali” in cui si sviluppano e riproducono influenze reciproche tra i vari attori sociali.

La rete sembra essere lo strumento caratteristico della contemporaneità. È ciò che consente all’uomo di superare le barriere spazio-temporali, d’intrattenere “relazioni sociali”, seppur mediate dalla tecnologia, con altri individui, gruppi, associazioni, e istituzioni politiche ed economiche. Da un lato ci sono i cyber utopisti (Morozov, 2012), chi pensa alla rete come una forza liberatrice, capace di produrre da sé libertà, democrazia, partecipazione e coscienza. Dall’altra parte della barricata, ci sono i cyber-scettici, che vedono nella rete la causa di numerosi problemi di ordine culturale (ci rende stupidi), sociale (ci rende asociali) e politico(ci rende ciechi rispetto alla verità).

In un mondo, appunto “interconnesso”, costituito da “fitte reti di relazioni”, che sono sempre e comunque umane, anche se mediate da strumenti tecnologici; non possiamo ridurre la discussione sul cyber-mondo ad una vecchia polemica già vista con i vecchi media (Paccagnella, 2002; Quadrelli, 2012). Inoltre, non è possibile tacciare di bontà o di crudeltà la rete, poiché, come “medium”, non ha né coscienza né pensiero e dunque, il significato che si produce tramite il suo utilizzo, è strettamente legato a ciò che l’agente umano intende significare utilizzandolo, è per questo che: “la tecnologia non è né buona né cattiva. E non è neppure neutrale” (Kranzberg, 1985).

La rete può essere un potente strumento di controllo dei cittadini e di manipolazione delle loro menti. Che la rete sia conosciuta e utilizzata solo in Paesi democratici è una grande illusione (Morozov, 2012). I regimi non democratici o dittatoriali, più o meno conclamati, dalla Russia alla Bielorussia, dall’Iran alla Cina, da Cuba al Venezuela, hanno imparato molto bene, forse meglio degli occidentali, a sfruttare il potenziale della rete, facendone nuovi strumenti di propaganda, controllo e manipolazione. La rete, in questo caso, ha un fine diverso, da quello che viene sponsorizzato in occidente.

In Europa, come negli USA, la rete è considerata un nuovo spazio per la partecipazione politica dei cittadini. Ci sono spinte per la creazione di un  vero e proprio “e-government”, ossia si vuole digitalizzare tutto ciò che è politico: dalle scelte elettorali, alle consultazioni periodiche per le scelte politiche, dalla creazioni di arene pubbliche digitali per i cittadini alla semplificazione della macchina burocratica, così da poter “fare” attraverso il web ogni singola attività sociale e politica, dalla banale bolletta da pagare via web alla cartella clinica online, e così via.

Dietro questa concezione, sicuramente internet-centrica, ci sono enormi potenzialità, positive, ma anche tanti rischi e pericoli, come quello della tutela della privacy. Proprio questa debolezza è divenuta, per i regimi non democratici, motivo di grande interesse per il web. Come spiega bene Evgeny Morozov, dai profili social (facebook, twitter, Linkedin, Skype…) i regimi possono scoprire dissidenti o avversari politici, e con estrema facilità, come mai sarebbe stato possibile con le lettere scritte a mano, possono trovare anche amici e simpatizzanti di questo o quel dissidente, e silenziarli, ri-educarli, insomma, distruggerli.

Ma possono anche, in modo molto più intelligente e produttivo, ingaggiare internauti, blogger, “troll”, affinché creino spazi di propaganda “spontanea”, alimentando nelle persone/spettatori/utenti, miti, idee, convinzioni pro-governo, e dunque indurre questi stessi cittadini a dare la caccia ai dissidenti: è successo in Iran, come in Cina, dove sono addirittura pagati per poter denunciare alle autorità personaggi “loschi”, criminali o politici corrotti e via dicendo.

C’è un potenziale enorme dietro internet, ma è “ingenuo”, per non dire “folle”, credere che la rete possa essere di per sé uno spazio democratico e libero, e soprattutto credere che possa auto-regolarsi e sempre e solo in meglio. Questa ingenuità ci costerà cara, anzi ci è già costata cara. Dopo il caso della NSA americana, l’opinione pubblica ha scoperto che i maggiori provider del mondo, google, facebook, twitter, yahoo, microsoft e via dicendo, avevano prodotto meta-dati a uso e consumo delle autorità di sorveglianza statunitensi: eravamo e siamo tutti spiati.

Non c’è un solo elemento di noi che non sia noto e schedato: da qui le intelligenti “pubblicità bersaglio”. Registrandosi ad applicazioni online, giochi (in facebook per esempio) piuttosto che a siti di e-commerce e così via, abbiamo reso pubblico e “vendibile” il nostro spazio personale: le imprese sanno già cosa ci interessa e piace e ci bombardano con pubblicità selezionata, ad hoc, per noi. Ma su questo non c’è stata una rivoluzione, né scandalo. Le persone sono quasi accondiscendenti, rassegnate. Non possono comunque rinunciare ad usare la rete, i social e così via, nessuno di noi può.

L’uso della rete, per essere sicuro, deve essere fatto responsabilmente. E solo noi siamo in grado di capire cosa è giusto o cosa non lo è, siamo noi a dover decidere cosa dire e cosa non dire, cosa commentare e cosa no, cosa condividere e cosa no. La rete è uno strumento, siamo noi che decidiamo come usarlo. Certo, non possiamo controllare al 100% lo spazio online, nemmeno il nostro, perché un post può essere preso da un amico e condiviso da altri, e questi a loro volta possono condividere e nel giro di pochi secondi ci possono essere centinaia di persone che hanno letto questo messaggio e il loro autore. Fermare l’informazioni condivisa non è più possibile.

La rete è uno strumento importante e utile, ma ci obbliga ad una responsabilizzazione radicale di noi stessi: dobbiamo darci un limite, e questo implica conoscersi. È indispensabile essere consapevoli dei rischi e delle opportunità e poi scegliere: le conseguenze di ciò che accade saranno, poi, comunque solo in parte nostre, poiché nel web, tutto è fluido, tutto è labile e ciò che ci sfugge per un micro-secondo potrebbe essere stato preso e diffuso da qualcuno e poi sarà impossibile intervenire.

Come osserva Gianni Riotta (2013), la rete è dentro il mondo, necessità, per funzionare, di chilometri di tubi, cavi e connessioni, di mega stanze dotate di aria condizionata atta a tenere freddo l’ambiente, per evitare il surriscaldamento dei computer. La rete così intangibile, poggia in realtà su un sistema altamente tangibile, materiale e oltremodo fragile. Cita l’esempio dell’11 settembre, quando le esplosioni alle Torri Gemelle causarono un danno gravissimo alle centrali di telefonia, e tutto il sistema di telecomunicazioni locale, dai cellulari alle connessioni internet, crollò per giorni.

La rete poggia sul reale, si muove e riproduce nel reale e soprattutto ha effetti sul reale poiché non ci sono “robot” ma esseri umani dietro a quegli schermi e a quelle tastiere. Per questo un’informazioni può causare un grave danno o un grande favore, poiché il ricevente è un essere umano, senziente e suscettibile rispetto a quella data notizia. Può essere citato sia il caso dell’incontro virtuale tra due persone in un sito di appuntamenti, piuttosto che la scoperta di un’email compromettente di un marito o di una moglie ad un altro (l’amante?), ma anche il commento ironico o sarcastico, quasi cinico, di un politico su un certo accadimento, si pensi al caso Kyenge, con le minaccie, le accuse e le offese da parte di persone comuni e di personaggi politici più o meno famosi, o a Lampedusa, con le risposte sarcastiche alle centinaia di vite spezzate in mare.

Certo, a questi eventi possono seguire, e capita molto spesso, le reazioni dei cittadini/utenti più sensibili e impegnati politicamente: da commenti che condannano quello o quell’altro post, alla creazione di petizioni online, piuttosto che all’organizzazione di pagine/gruppi atti a mobilitare anche fisicamente manifestazioni pro o contro quel dato politico, personaggio e così via.

Tali iniziative, a volte si perdono nel cyberspazio, tra un click e l’altro, altre volte hanno successo, si pensi alle dimissioni di Borghezio, esponente della Lega Nord, a seguito degli insulti alla neo-ministra per l’Integrazione Kyenge.

Insomma, la retorica dei cyber utopisti sulla forza liberatrice e intrinsecamente democratica della rete, fa un po’ acqua da tutte le parti. Non si può dire, comunque, che i cyber-scettici abbiano ragione. Ribadiamolo: non è la rete di per sé ad essere o positiva o negativa, liberatrice e schiavista, democratica o antidemocratica, è l’uso che ne viene fatto, dalla rete, a qualificarla vuoi in un modo vuoi in un altro.

Riferimenti

Bauman, Z., L’etica in un mondo di consumatori, Laterza, Roma-Bari, 2010.

Morozov E., L’ingenuità della rete, Codice edizioni, Torino, 2010.

Paccagnella, L., “Internet tra «mass communication research» e nuovi poteri”, Rassegna italiana di Sociologia, vol. XLIII, n. 1, gennaio-marzo 2002.

Quadrelli F., “Nuovi media e potenzialità politiche della rete. Una proposta di definizione della “democrazia 2.0”, Scienza e Pace, Università di Pisa, 30 gennaio 2012.

Riotta G., Il Web ci rende liberi? Politica e vita quotidiana nel mondo digitale, Einaudi, Torino, 2013.

Kranzberg M., Information Technologies and Social Transformation, WashingtonD.C., National Academy of Engineering, 1985.

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