Recensione di “Diario di una vecchia checca”

Diario di una vecchia checcaQuando mi è stato presentato il titolo di questo libro ho sorriso ed ho pensato: che bello iniziare un libro sorridendo. Mi sono detto: “chissà cosa ci trovo scritto in un diario di una vecchia checca“. La mia curiosità è stata appagata e vorrei condividere con voi qualche riflessione e iniziare questa “recensione anomala” parlando del titolo del libro, perché c’è tutto ciò che ci serve per aprire una discussione.

Prima di tutto è un “diario”, e come confermatomi dall’autore, il suo contenuto è tutto reale, dunque è “biografico”. In secondo luogo, l’uso di stereotipi: “vecchia checca” è un riferimento sfrontato e ironico, ma può avere anche una connotazione offensiva e sovente lo si usa per definire qualcuno che è “sgradevole” o “fastidioso”. In questo caso, e questa è una mia personale impressione, l’uso dello stereotipo ha una funzione apotropaica.

Diario di una vecchia checca” è un diario intimo perché l’autore, Nino Spirlì, racconta in questo libro la sua vita familiare, sentimentale e sessuale, e lo fa con disarmante onestà.

Molti dei fatti raccontati lasciano di stucco, ci vuole quindi un approccio diverso nel leggere questo testo: non è un saggio né un manuale, è la narrazione di una vita e dunque occorre essere consapevoli che vi confronterete con posizioni e stili di vita che potrebbero non appartenervi, potreste scontrarvi con il vostro senso di “pudore” nel leggere di esperienze amorose e sessuali insolite e che forse, dico forse, non pensavate nemmeno plausibili.

Quando si legge un libro ci confrontiamo con il pensiero dell’autore, ma a ogni concetto il lettore attribuisce un suo significato, costruisce su questa narrazione una sua posizione che spesso è altro da ciò che l’autore aveva in mente. Mi sono chiesto: è la stessa cosa con un Diario?

Ho letto tutto d’un fiato questo racconto di vita vissuta, ma mi sono dovuto costringere ad un approccio diverso. Ho letto un po’ l’introduzione e poi la curiosità mi ha spinto a cercare tra le pagine la data del mio compleanno: ero curioso di vedere cosa era accaduto, se nella narrazione c’era un riferimento e surprise : c’era!

Così ho letto quel pezzetto, ma mi sono dovuto fermare. L’evento descritto era forte e la sensazione che ho avuto è stata di avere fatto “violenza” alla storia di questa persona, così sono tornato indietro e ho deciso di entrare in punta di piedi, malgrado avessi già fatto un ingresso in stile elefante in cristalleria.

Il bello del leggere un diario come questo è che attraversi la vita dell’autore e partecipi alle sue gioie, alle sue delusioni e alla sue sofferenze. Dalla narrazione emerge la storia di un uomo come tanti e non è insolito, gay o non gay, riconoscersi in certe esperienze e certe emozioni: sono eventi che ci accomunano tutti, ci sono esperienze ed emozioni che ci appartengono a prescindere dall’orientamento sessuale di ciascuno e questo è un bell’esempio di come andare oltre allo stereotipo e al senso di “diversità”.

Il libro di Nino Spirlì è una lettura piacevole che mette a nudo la vita di una persona e quella dei suoi affetti più cari, che condivide esperienze anche dolorose con il mondo. C’è del coraggio nel mettersi a nudo in questo modo, certamente è anche l’esito di una vita vissuta consapevolmente, senza ambiguità e maschere. Da questo testo traspare anche un aspetto che Mimosa Martini, nella prefazione, definisce “filosofico“.

L’autore è alla continua e affannata ricerca di un quid , una ricerca che passa attraverso la sperimentazione sentimentale e sessuale, lavorativa e familiare, che si scontra con eventi duri della vita, come il lutto di una persona cara o il tradimento. La ricerca è sempre parzialmente compiuta, il libro non è quindi un resoconto di un’esperienza completata, ma un momento di autoriflessione, di discorso su se stessi, che è solo un altro passaggio della vita, un nuovo punto di partenza, non d’arrivo.

Incontrerò Nino Spirli a Berlino, presso Mondolibro, per presentare insieme questo libro il 13 maggio. Sarà un piacere!

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